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IL MONDO RURALE SI DEVE OPPORRE ALLA PARCOMANIA

23.03.2021


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Non vi è dubbio alcuno che la legge quadro sulle aree protette n. 394/91 sia una delle leggi più liberticide che la nostra Repubblica abbia mai conosciuto.

Frutto di un approccio ideologico pervaso dall'integralismo animal-ambientalista, la legge quadro n. 394/91, anziché garantire un'adeguata protezione della flora, della fauna e degli habitat naturali, si è quasi sempre limitata a creare dei veri e propri carrozzoni mangiasoldi che sono serviti per sperperare quantità enormi di soldi pubblici ed a garantire poltronifici per i trombati della politica.

Il fanatismo animal-ambientalista si è preoccupato di inserire norme che vietano o limitano fortemente le attività portatrici della Cultura rurale ma ben poco ha fatto per contrastare l'abusivismo edilizio, l'inquinamento, la distruzione dell'ambiente.

Basti pensare che, per effetto della legge n. 394/91, l'Ente gestore delle aree protette ha diritto di decisione che prevale su quelle assunte dalle istituzioni democraticamente elette dai cittadini.

La maggior parte delle aree protette si sono trasformate in ricettacoli e serbatoi per tutte le specie opportuniste e nocive che si rifugiano nelle aree protette di giorno dalle quali escono per distruggere le colture agricole di notte.

Va sottolineato che, anziché trasformare le aree protette in opportunità per le persone che risiedono e lavorano all'interno di queste aree, la 394/91 si è limitata ad imporre vincoli insostenibili che hanno provocato l'abbandono di tante attività rurali e, di conseguenza, l'abbandono del territorio che è divenuto ben presto vittima del degrado.

Con l'abbandono ed il conseguente degrado del territorio, assistiamo sgomenti al ripetersi di eventi calamitosi che hanno inferto ferite profonde al nostro territorio per sanare le quali gli enti pubblici continuano a sborsare ripetutamente quantità enormi di risorse pubbliche.

 Eppure basterebbe poco per capire che la prevenzione è molto più efficace e meno costosa degli interventi che vengono effettuati a calamità avvenuta.

Il miglior modo per prevenire i dissesti naturali è quello di favorire la presenza sul territorio delle persone che nei secoli hanno storicamente esercitato le loro attività rurali e con esse hanno garantito gratuitamente la manutenzione ed il controllo del territorio e l'equilibrio tra le attività antropiche e la tutela dell'ecosistema.

Un nostro anziano agricoltore è più esperto in gestione del territorio rispetto ad un neolaureato in scienze forestali. Un nostro anziano cacciatore è più esperto in gestione faunistica rispetto a qualche presunto esperto animal-ambientalista. I nostri portatori della Cultura rurale si sono laureati alla scuola della vita e non a qualcuna delle università moderne che insegnano tutto di teoria ma quasi nulla di pratica.

L'Associazione per la Cultura rurale ritiene indispensabile un urgente superamento dell’approccio ideologico che ha partorito la famigerata legge quadro n. 394/91 sulle aree protette, passando dai vincoli alle opportunità, dai divieti alle regolamentazioni, dall‘integralismo animal-ambientalista all’approccio razionale di chi vive le reali problematiche del territorio, dal fanatismo al buon senso, dalla protezione assoluta alla gestione.

 

Sergio Berlato

Presidente dell'Associazione per la Cultura Rurale

 

Thiene, 23 marzo 2021



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